2014: LA PRIMA CONFERENZA ITALIA-AFRICA

GIOVEDÌ 01 AGOSTO 2013
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Lo ha annunciato il vice ministro agli esteri, Lapo Pistelli. Una Conferenza per rilanciare i rapporti con il continente africano e la cooperazione, la cui legge, vecchia di 26 anni, sarà a breve riformata dall’esecutivo. Se resisterà alle intemperie politiche.

L’Africa cresce a ritmi sempre più sostenuti. La classe media nel continente è triplicata in 30 anni, mentre il tasso medio di crescita del Prodotto interno lordo si stima nel 2013 al 5,6%. È in questa ottica e nell’ottica di un nuovo approccio alla cooperazione, che il ministero degli esteri italiano ha deciso di organizzare, nell’autunno 2014, la prima Conferenza Italia-Africa, sul modello della piattaforma già esistente per la Conferenza Italia-America Latina. Lo ha annunciato questa mattina il vice ministro degli esteri, Lapo Pistelli, in audizione presso la commissione Affari Esteri della Camera dei deputati. 

«Sappiamo bene di non poter replicare il summit Cina Africa», ha precisato Pistelli. Nonostante, infatti, il 42% dei 277,71 milioni di euro stanziati complessivamente per il triennio 2013-2015 alla cooperazione siano destinati all’Africa subsahariana, le cifre appaiono ben lontane dai 32 miliardi annunciati lo scorso giugno dal Giappone in favore del solo continente africano o dai 20 miliardi di aiuti stimati di Pechino.

«Non abbiamo da apportare miliardi di investimenti – continua Pistelli – né i mezzi per immaginarci 55 capi di stato che sfilano a Roma. Ma credo che, su modelli coerenti con l’idea di Africa che abbiamo, possiamo costruire una traccia di dialogo con questi paesi che potrebbe essere apprezzato, perché coerente con quell’immagine del nostro paese non coloniale, non ingombrante, che invece caratterizza altri paesi». Un’immagine costruita nel tempo, secondo il vice ministro, attraverso una particolare competenza acquisita nel training: nella pubblica amministrazione e nel settore della sicurezza.

Parlando della complessità e varietà di un continente che non esita a definire «Afriche», Pistelli ha definito tre aree geografiche strategiche per l’Italia: il Sahel e il Corno d’Africa, sotto il profilo della sicurezza, e, nell’Africa australe, Angola e Mozambico. Queste ultime, in particolare: «Un eldorado sotto il punto di vista economico», non solo per le risorse di gas e petrolio, ma per la volontà politica mostrata di trasformare gli utili generati dalle risorse naturali in investimenti nelle filiere dell’agri-food e della manifatturiera.

La Conferenza in programma, «una delle impronte più importanti – dice il vice ministro – che questo governo intende lasciare in eredità», è solo una delle tappe di un piano più ampio che intende a modificare l’approccio italiano alla cooperazione internazionale. Molto è cambiato dal 1987, anno dell’entrata in vigore della legge 49 sulla cooperazione italiana con i paesi in via di sviluppo.

Mentre lo Stato, per la scarsità delle risorse stanziate, occupa un ruolo sempre meno centrale nel finanziamento dei progetti, i soggetti coinvolti si sono moltiplicati includendo, oltre alle organizzazioni non governative, aziende, fondazioni private, università e enti locali. La riforma della legge 49 sembra essere ormai acquisita come una necessità condivisa tra le forze politiche. Sotto forma di disegno di legge del governo, dovrebbe arrivare in parlamento già questo autunno, partendo dalle basi tracciate nella scorsa legislatura dalla riforma bipartisan Mantica-Tonini

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